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a novembre 2019

Per la settimana di commemorazione

delle vittime della transfobia 

TDOR:

il 20 Novembre 2019 

EVENTO :   TDoR - TRANsFORMAZIONE 2019


All'interno sarà  allestita e inaugurata una Mostra Fotografica delle vittime della transfobia
"PER NON DIMENTICARE"

 All'interno della settimana:
IL 25 novembre ALLE ORE 17,00 SEMINARIO SULLA VIOLENZA DOMESTICA E DI CENERE
IL 26 novembre ALLE 11,00 - SEMINARIO SULLA TRATTA DI ESSERI UMANI A SCOPO SESSUALE




In quest'occasione saranno consegnati dei contributi per frequentare dei corsi di formazione, destinati a persone transgender
che hanno voglia di mettersi in discussione e vogliono dare una svolta alla loro vita.
Questi contributi in particolare saranno erogati dall'associazione Libellula, donazione ricevuta, per la frequenza di corsi per
HAIRSTYLIST ed ONICOTECNICA (ricostruzione unghie) un contributo come MASSAGGI OLISTICI.


per informazioni : 331.8380140
info@libellulaitalia.com


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l’Associazione parteciperà all’evento commemorativo organizzato dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli presso la Stazione Termini in memoria di Andrea, Trans assassinata al binario 10, per concludere la giornata di eventi commemorativi
l’ associazione si sposterà alla Gay street, in San Giovanni in Laterano dove l’associazione GayCenter darà il suo contributo con esibizione di canti commemorativi.

Il  giorno 22 novembre 2019 l’associazione aderirà alla Trans Freedom March e il 23 al Convegno Nazionale con tutte le realtà trans e transgender presenti nel territorio.



LEILA PEREIRA DAIANIS

YouTube Video

TRANSESSUALITA' E PROSTITUZIONE. LEILA DAIANIS



YouTube Video

Leila Daianis - Associazione Libellula - 31 marzo 2017 - Convegno 

 











 
Documento Politico 
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L'AUTODETERMINAZIONE DEL GENERE COME DIRITTO UMANO

L'autodeterminazione di genere è innanzitutto il nostro strumento per combattere la psichiatrizzazione e la giudiziarizzazione che sono i meccanismi di controllo e repressione dello Stato sui nostri corpi e sulla nostra identità di genere dissidente. 
La nostra esperienza identitaria non è accettata perché non " conforme " alle regole binarie e normative di genere e riproduzione, e ciò è possibile spiegarlo a partire dalle chiavi della "biopolitica". Non è un compito complesso il riconoscere che dalle forme di controllo sugli individui, soggettività e corpi nell'ambito delle politiche di "disciplina" (Michel Foucault) che restano soggetti, le persone transgenere e intersessuali e che sono soggetti a pratiche di aggressioni fisiche e psicologiche strutturalmente legittimate. Mettendo le persone trans* come soggetti con pieni diritti, come oggetto di protezione legale e permettendo loro di affermare la loro autodeterminazione di genere, si genera un questionamento sul modo in cui determinate strutture di potere riescono a stabilire e organizzare le relazioni di convivenza dei cittadini transgeneri.
Chi pratica la patologizzazione per conto dello Stato attraverso la diagnosi/cura patologizzante ( meccanismo/dispositivo di potere ) della mente/corpo affinché venga normalizzata e meglio " accettata " in chiave binaria (maschile/femminile) l'identità transgenere e l'intersessualità corrobora inequivocavelmente alla violazione dei diritti umani. Questa pratica normativa arbitraria è stata già condannata a più riprese da diversi organismi internazionali che si occupano di promuovere la tutela dei diritti umani. Si evince dunque, che insistere in praticare questo tipo di approccio (patologizzante/medicalizzante) è chiaramente e senza ombra di dubbio, una evidente connivenza con questa violazione dei diritti umani.
Concepire l'autodeterminazione come elemento fondamentale nella configurazione legale di un diritto, significa proporre un'altra forma da cui siamo definiti, ci avvicina a una configurazione legale di identità ed espressione di genere che si avvicina all'agenda dei diritti fondamentali dell'Unione Europea mentre sono legalmente garantite, le varie forme e gli itinerari possibili in cui gli esseri umani sono costituiti e definiti oltre i nostri organi genitali esterni. Ci fa anche partecipare alla costruzione di un diritto plurale che è vicino ai bisogni, che decide di abbandonare la politica che ha messo a tacere le voci trans*; perché il collettivo trans* non è omogeneo e quindi non dovrebbe rimanere soggetto ad un modello di identità arcaico e patologizzante/psichiatrizzante per l'esercizio dei loro diritti umani.

Illustrazione: Geledés








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